Ti riscopro, stanotte,
nelle bianche luci sparse
Ti riscopro, stanotte,
nelle bianche luci sparse
Prefazione
C'è un momento della giornata, la notte, in cui l'anima si libera dei lacci
della quotidianità e vola: ricerca emozioni smarrite , le rielabora alla luce
della sua vera identità. Riaffiorano i ricordi e fanno da onde alla realtà del
presente. Tutto è silenzio, tutto assume una valenza irripetibile: l'amore, il
dolore, la rabbia, la speranza, la malinconia; navigano nella coscienza
infinita dell'essere e assumono una dimensione amplificata dalla catarsi dello
spirito, come semi impollinati dal vento, germogliano ad una nuova vita. Il
tempo si ferma, il cuore è solo con se stesso, unito al mondo e a tutto
l'universo. (Valdo Immovili )
Che
fitta pioggia
Si
svuotano le nuvole
in
pozze d’acqua
Angela
Baldi
Commento di Annamaria Gennaioli
Quando
la pioggia cade disseta la vita e le nuvole sono le nostre emozioni che
galoppano libere e ogni goccia parla di noi, racconta una storia. La poesia ne
prende nota e la disperde nel tempo, nel vento, nell'animo altrui e fa
nascere ogni volta un’emozione. Un po' come danzare sotto la pioggia si prova
la vera libertà. Uscire dagli schemi per ritrovarsi. buona domenica... bello...
scrivere Haiku non è facile condensare quello che si prova in tre versi...
complimenti...
Noi i poveri
E’
giunto il tempo…
lo
aspettavamo, inconsapevoli
abbiamo
vissuto e aspettato,
simili
a uccelli notturni
in
una stanza piena di luce.
I
volti sfiniti, pallidi come
le
foglie avvizzite dal sole
rovente,
noi, i poveri,
i
perdenti, quelli che non sanno
trarsi
mai d’impaccio, quelli
che
vengono respinti ovunque,
che
restano sempre in fondo
nell’ultima
fila, imprigionati,
come
quei fili d’erba
che
si vedono galleggiare
sull’acqua
trattenuti da lacci
invisibili,
mentre il torrente
scorre
tutto intorno…
Noi,
i poveri, ad ogni ora
segnata
dalle lancette,
sbigottiti,
simili a spighe di grano
piegate
in un giorno di tempesta,
abbiamo
lasciato barattare la carità,
ci
aggreghiamo gli uni agli altri
come
bestie smarrite che si cercano
e
si raggruppano per chetare
la
coscienza ribelle, sentirsi buoni,
meritevoli
del paradiso promesso...
Il
tempo è giunto. Troppo
tardi
per un doloroso rimpianto.
Angela Baldi
Commento
del quadro:
Dipinto
da Picasso nel 1903. Esprime in un monacale silenzio la tragedia dell’essere
umano.Picasso accentua la gravità della scena con il colore blu, un colore
freddo asettico, in cui i corpi non solo ne sono avvolti ma anche dipinti.
Senza di te tornavo, come ebbro,
non
più capace d'esser solo, a sera
quando
le stanche nuvole dileguano
nel
buio incerto.
Mille
volte son stato così solo
dacché
son vivo, e mille uguali sere
m'hanno
oscurato agli occhi l'erba, i monti
le
campagne, le nuvole.
Solo
nel giorno, e poi dentro il silenzio
della
fatale sera. Ed ora, ebbro,
torno
senza di te, e al mio fianco
c'è
solo l'ombra.
E
mi sarai lontano mille volte,
e
poi, per sempre. Io non so frenare
quest'angoscia
che monta dentro al seno;
essere
solo.
Pierpaolo
Pasolini
Ti
meriti un amore che ti voglia
spettinata,
con
tutto e le ragioni che ti fanno
alzare
in fretta,
con
tutto e i demoni che non ti
lasciano
dormire.
Ti
meriti un amore che ti faccia
sentire
sicura,
in
grado di mangiarsi il mondo
quando
cammina accanto a te,
che
senta che i tuoi abbracci sono
perfetti
per la sua pelle.
Ti
meriti un amore che voglia ballare
con
te,
che
trovi il paradiso ogni volta che
guarda
nei tuoi occhi,
che
non si annoi mai di leggere le
tue
espressioni.
Ti
meriti un amore che ti ascolti
quando
canti,
che
ti appoggi quando fai la ridicola,
che
rispetti il tuo essere libera,
che
ti accompagni nel tuo volo,
che
non abbia paura di cadere.
Ti
meriti un amore che ti spazzi via le
bugie
che
ti porti il sogno,
il
caffè
e
la poesia.
Frida
Kahlo
È un viaggio spirituale durato
tutta la vita nelle sue forme e nelle sue
infinite possibilità creative, iniziato quando è nata la consapevolezza di voler
aprire uno spazio d’amore nei confronti della vita e degli altri, per poter
dimostrare profonda gratitudine per la
sacralità che sentiamo nei paesaggi, nell’aria che si respira, e sentiamo nascere il desiderio di farci custodi
di tanta infinita bellezza e bontà.
La scelta della poesia è la
possibilità di una espressione immediata, l’illuminazione di un evento su cui
l’anima non ha bisogno di riflettere perché la luce che ne deriva è un
frammento del cuore, un canto che nasce con il desiderio di farci custodi e
renderci disponibili ad accogliere la sua bellezza.
Mi piace pensare alla poesia con queste parole: “La poesia è
il ponte che un verso costruisce tra l’anima e il cielo” perché nel nostro
vivere quotidiano abbiamo perso quella tensione emotiva che ci riconduceva alla
nostra eternità. Oggi
credo che la poesia sia stata abbandonata e svalutata, ma non è morta: chi ha
fiducia nel potere della poesia pensa che sia la nuova chiave di lettura della
vita, del mondo, dell’universo.
Angela Baldi
<<“Venite padroni della guerra
voi
che costruite i grossi cannoni
voi
che costruite gli aeroplani di morte
voi
che costruite tutte le bombe
voi
che vi nascondete dietro i muri
voi
che vi nascondete dietro le scrivanie
voglio
solo che sappiate
che
posso vedere attraverso le vostre maschere.
Voi
che non avete mai fatto nulla
se
non costruire per distruggere
voi
che giocate con il mio mondo
come
se fosse il vostro piccolo giocattolo
voi
mettere un fucile nella mia mano
e
vi nascondete dai miei occhi
e
vi voltate e correte lontano
quando
volano le veloci pallottole.
Come
Giuda dei tempi antichi
voi
mentite ed ingannate
una
guerra mondiale può essere vinta
voi
volete che io creda
ma
io vedo attraverso i vostri occhi
e
vedo attraverso il vostro cervello
come
vedo attraverso l’acqua
che
scorre giù dalla fogna.
Voi
caricate le armi
che
altri dovranno sparare
e
poi vi sedete e guardate
mentre
il conto dei morti sale
voi
vi nascondete nei vostri palazzi
mentre
il sangue dei giovani
scorre
dai loro corpi
e
viene sepolto nel fango.
Avete
causato la peggior paura
che
mai possa spargersi
paura
di portare figli
in
questo mondo
poiché
minacciate il mio bambino
non
nato e senza nome
voi
non valete il sangue
che
scorre nelle vostre vene.
Che
cosa so io
per
parlare quando non è il mio turno
direte
che sono giovane
direte
che non so abbastanza
ma
c’è una cosa che so
anche
se sono più giovane di voi
anche
Gesù non potrebbe mai perdonare
ciò
che fate.
Voglio
farvi una domanda
il
vostro denaro vale così tanto
vi
comprerà il perdono
pensate
che potrebbe
io
penso che scoprirete
quando
la morte esigerà il pedaggio
tutti
i soldi che avete guadagnato
non
vi basteranno per ricomprarvi l’anima.
E
spero che moriate
e
che la vostra morte giunga presto
seguirò
la vostra bara
un
pallido pomeriggio
e
guarderò mentre vi calano
giù
nella fossa
e
starò sulla vostra tomba
finché non sarò sicuro che siete morti”.>>
Toccami
l'anima
stanotte
e
insegnale a tremare
di
carezze e silenzi.
Insegnami
stanotte
a
sfiorarti la pelle
ed
il cuore
con
dita di emozioni.
E
poi spegni
la
luce sulle ore...
(©Aurora
Foscari)
Copyright©2010
Pensarti
Pensarti
è come udire un canto di sirena lontano ... Che strano: ti penso anche quando
mi stai accanto e a me ti stringo, mentre taciturno osservo danzare le note di
quel canto.
È
un coro, un sussurro di stelle nel cielo profano; è il soffio del venticello
estivo che accarezza l'illusione del tempo che diviene istante senza fine,
"foto" di un pensiero che scorgo tra palpiti e emozioni.
Oh,
il silenzio è prezioso quando sul cuore zampillano le note di un improvviso
amore!
Improvviso
e ignoto come l'orizzonte che mi si staglia innanzi: e ti penso, sirena che
affiori d'un tratto e costringi il mio cuore a farsi alcova - che dico! Olimpo
per accogliere una dea!
Pensarti
è come navigare nel mare del destino.
Fra
l'onde d'un mare che mai conoscerò, eppur mi perdo in te e senza confino,
perché nel tuo strano canto so che sempre vivrò.
Diventi
or ora il mio respiro, il richiamo di avventure di chi osa amare in alto mare,
là su creste d'onde dove gli abissi sono più profondi ed io, pur senza
sfiorarti, t'amo, nel dolce languore del mio estatico momento.
(dal web)
Spogliati tutta,
mostrami serena
le rughe
le piaghe,
non temere
sono come te
ferito
spaventato dalla vita.
Strappa con rabbia
i veli orientali adornanti
quelle maschere di ghiaccio
che occultano lividi,
mostrati fiera
nei tuoi lineamenti.
Quando sarai spoglia,
come un albero d’autunno
e solo quando sarai nuda
indifesa come un neonato,
ti mostrerò le mie ricchezze
custodite in un forziere
di vetro sottile.
Ti donerò sincero
la mia fragilità
le mie insicurezze
le paure ancestrali
le impurità nascoste,
ti porgerò poi,
in un vassoio
di rose bianche,
la verginità della mia anima
-Ernesto Guevara de la Serna-
Prefazione
C'è
un momento della giornata, la notte, in cui l'anima si libera dei lacci della
quotidianità e vola: ricerca emozioni smarrite , le rielabora alla luce della
sua vera identità. Riaffiorano i ricordi e fanno da onde alla realtà del
presente. Tutto è silenzio, tutto assume una valenza irripetibile: l'amore, il
dolore, la rabbia, la speranza, la malinconia; navigano nella coscienza
infinita dell'essere e assumono una dimensione amplificata dalla catarsi dello
spirito, come semi impollinati dal vento, germogliano ad una nuova vita. Il
tempo si ferma, il cuore è solo con se stesso, unito al mondo e a tutto
l'universo. (Valdo Immovili)
Dalla soglia di un sogno mi chiamarono…
Era la buona voce, amata voce.
Dimmi: verrai con me a vedere l’anima?…
Una carezza mi raggiunse il cuore.
Sempre con te… Ed avanzai nel sogno
per una lunga, spoglia galleria;
sentii sfiorarmi la sua veste pura
e il palpito soave della mano amica.
Nella notte, certe notti, quando il cuor s'adombra e un triste velo senza
fine avvolge l'anima come manto fosco, anche il cielo pare compagno del mio
mesto pianto.
Guardo le stelle lontane splendere nel buio come pensieri erranti, ma in
questo perdersi di solitudine profonda, anch'esse sembrano mestamente piangere
insieme al mio pianto nascosto al mondo, diventano lacrime, piccole gocce di
dolore che scivolano dall'alto, senza voce nè suono.
O dolci e leggiadre stelle, perché nel vostro brillare vedo riflesso il mio
sconforto e l'animo inquieto?
È forse il cielo specchio del mio cuore, o son io, con la mia pena
infinita, a colorare la notte di nostalgico desìo?
Quando le lacrime scendono lente e amare e l'anima mia si perde nell'eco
del silenzio là, oltre le nubi, il firmamento soffre e ogni stella, in tremolio
sottile, diventa simbolo d'un dolore condiviso.
Ah, stelle, compagne del mio vagabondar notturno, che sussurrate al vento i
vostri - e i miei - segreti antichi, quanto mi rassicura il vostro mesto
luccichio; sapere che non son solo in questa mesta notte, che perfino il cielo
si fa complice del mio pianto.
E così, sotto un manto di lacrime celesti, io mi perdo nei meandri del mio
Essere, cercando conforto tra le braccia del silenzio, mentre le stelle,
pallide e splendenti, mi narrano la tristezza dell'universo.
E se le stelle sono gocce di pianto che il cielo versa per lenire il mio
dolore, allora il mio cuore è un mare in tempesta, un infinito abisso di
sentimenti e speranze che, come loro, brilla nella notte più oscura.
Così, in questa veglia solitaria e triste, amo la tristezza e voglio essere
triste: io e le stelle, compagni di un viaggio che annulla il tempo, piangiamo
assieme, uniti nella notte, finché l'alba, con il suo riverbero dorato, non ci
doni tregua e ci offra il suo perdono. Giovanni Provvidenti
Le tue labbra sono un giardino segreto, un arcobaleno invisibile che traccia vie nascoste, tra silenzi profondi e sospiri taciuti, una promessa di baci che vogliono essere esplorati.