martedì 10 luglio 2018

Il razzismo spiegato a mia figlia


“Dimmi, babbo, cos’è il razzismo?”
“Tra le cose che ci sono al mondo, il razzismo è la meglio distribuita. E’ un comportamento piuttosto diffuso, comune a tutte le società tanto da diventare, ahimè, banale. Esso consiste nel manifestare diffidenza e poi disprezzo per le persone che hanno caratteristiche fisiche e culturali diverse dalle nostre […].
Il razzista è qualcuno che soffre di un complesso di inferiorità o di superiorità. Il risultato è lo stesso, perché il suo comportamento, in un caso o nell’altro, sarà di disprezzo. E dal disprezzo la collera.”
“ I razzisti hanno paura?” “Hanno paura dello straniero, di quello che non conoscono, soprattutto se quello straniero è più povero di loro. Il razzista è più portato a diffidare di un operaio africano che di un miliardario americano. Meglio ancora, se un emiro del Golfo viene a passare le sue vacanze in Costa Azzurra è accolto a braccia aperte, perché non è l’arabo che si riceve, ma il ricco che è venuto a spendere soldi.”
“Cos’è un straniero?” “La parola straniero ha la stessa radice di estraneo e di strano, che indica ciò che è “di fuori”, “esterno”, “diverso”. Designa colui che non è della famiglia, che non appartiene al clan , alla tribù. E’ qualcuno che viene da un altro paese, sia esso vicino o lontano. Da ciò è nato il concetto di xenofobia, che significa “ostilità verso gli stranieri, e ciò che viene dall’estero”. […]. L’uomo si comporta spesso come un animale. L’animale lotta solo se attaccato. Talvolta invece l’uomo aggredisce lo straniero anche quando questi non ha affatto l’intenzione di portargli via qualcosa.
“E tu trovi che questo sia comune a tutte le società?” “Comune, piuttosto diffuso, sì; normale, no. Da sempre l’uomo reagisce così. C’è la natura e poi c’è la cultura. In altre parole c’è il comportamento istintivo, senza riflessione, senza ragionamento, poi c’è il comportamento razionale, quello che deriva dall’educazione, dalla scuola e dal ragionamento. E’ ciò che si chiama cultura in contrapposizione alla natura. Con la cultura si impara a vivere insieme; si impara soprattutto che non siamo soli ala mondo, che esistono altri popoli e altre tradizioni, altri modi di vivere che sono altrettanto validi dei nostri.”
“Se per cultura intendi educazione, e se ti ho seguito bene, allora anche il razzismo può venire con quello che si impara…” “Non si nasce razzista, si diventa. C’è una buona e una cattiva educazione. Tutto dipende da chi educa, sia nella scuola come a casa.”. “Ma allora, l’animale, che non riceve nessuna educazione, è migliore dell’uomo?” “Diciamo che l’animale non ha sentimenti prestabiliti. L’uomo, al contrario, ha quelli che si chiamano pregiudizi. Giudica gli altri ancor prima di conoscerli. Crede di sapere già chi sono e quanto valgono. Spesso si sbaglia. Di qui la sua paura. Ed è per combattere la paura che a volte l’uomo si trova a fare la guerra. Sai, quando dico che ha paura, non bisogna credere che tremi: al contrario, la paura provoca la sua aggressività. Si sente minacciato e attacca. Il razzista è aggressivo”. “Allora, è a causa del razzismo che ci sono le guerre?” “In certi casi è così. Alla base c’è una volontà di appropriarsi dei beni altrui. Si utilizza il razzismo o la religione per spingere le persone all’odio, a detestarsi anche quando non si conoscono nemmeno. Si alimenta la paura dello straniero, la paura che si voglia prendere la mia casa, il mio lavoro, la mia donna. E’ l’ignoranza ad alimentare la paura[…]. Il razzista giustifica la sua repulsione con le caratteristiche fisiche; non sopporta il tale perché ha il naso camuso o perché ha i capelli crespi o gli occhi a mandorla, eccetera. Al razzista poco importa di conoscere i pregi e i difetti di una persona, gli basta sapere che fa parte di una determinata comunità per rifiutarla. Si appoggia alle caratteristiche somatiche per giustificare il suo rifiuto di una persona.”. “Dammi qualche esempio”
“Si dirà che i negri son robusti ma pigri e poco puliti; che i cinesi sono piccoli egoisti e crudeli; che gli arabi sono astuti aggressivi e traditori; si affibbieranno agli ebrei i peggiori difetti fisici e morali per giustificarne le persecuzioni. Gli esempi abbondano. Bisogna far sparire dal tuo vocabolario tutte le frasi del genere “testa di turco” “faticare come un negro” ecc. Sono sciocchezze che bisogna combattere.” “Combattere come?” “Intanto imparando a rispettare. Il rispetto è essenziale. D’altra parte la gente non pretende l’amore, ma di essere rispettata nella sua dignità umana. Rispettare vuol dire avere riguardo sapere ascoltare. Lo straniero non reclama amore e amicizia, ma rispetto. L’amore e l’amicizia possono venire dopo, quando ci si conosce meglio e ci si apprezza. Ma in partenza non bisogna avere alcun giudizio preconcetto. In altre parole, nessun pregiudizio. Invece il razzismo si sviluppa grazie alle idee preconcette sui popoli e sulle loro culture. Ti do alcuni esempi di generalizzazioni stupide: gli scozzesi sono avari; i belgi sono troppo furbi; gli zingari sono ladri; gli asiatici sono sornioni; ecc. Qualsiasi generalizzazione è imbecille e fonte di errore. Il razzista è proprio colui che generalizza partendo da un caso particolare. Se è stato derubato da un arabo, ne trarrà la conclusione che tutti gli arabi sono ladri. Rispettare gli altri vuol dire avere riguardo per la giustizia […]. La lotta contro il razzismo deve essere un riflesso quotidiano. Non bisogna mai abbassare la guardia. Bisogna cominciare con il dare l’esempio e fare attenzione alle parole che si usano. Le parole sono pericolose: Certe vengono usate per ferire ed umiliare, per alimentare la diffidenza e perfino l’odio. Di altre viene distorto profondamente il significato per sostenere intenzioni di gerarchia e di discriminazione. Bisognerà riuscire ad eliminare dal tuo vocabolario le espressioni che portano a idee false e pericolose. La lotta contro il razzismo comincia con un lavoro sul linguaggio. Questa lotta d’altra parte richiede volontà, perseveranza ed immaginazione. Non basta indignarsi di fronte a un discorso o un comportamento razzista. Se uno lascia correre permette al razzismo di prosperare . Se non si reagisce, si rende il razzismo arrogante. Sappi che ci sono le leggi che puniscono l’incitamento all’odio razziale. Quando tornerai a scuola guarda bene tutti i tuoi compagni e noterai che sono tutti diversi tra loro, e questa differenza è una cosa bella. E’ una buona occasione per l’umanità. Quegli scolari vengono da orizzonti diversi, sono capaci di darti cose che non hai, come tu puoi dargli qualcosa che loro non conoscono. Il miscuglio è un arricchimento reciproco. Sappi infine che ogni faccia è un miracolo. E’ unica. Non potrai mai trovare due facce identiche. Non hanno importanza bellezza o bruttezza: sono cose relative. Ogni faccia è simbolo della vita, e ogni vita merita rispetto. Nessuno ha diritto di umiliare un’altra persona. Ciascuno ha diritto alla sua dignità. Con il rispetto di ciascuno si rende omaggio alla vita in tutto ciò che ha di bello, di diverso e di inatteso. Si dà testimonianza del rispetto per se stessi trattando gli altri con dignità.
Tahar Ben Jelloun, Il razzismo spiegato a mia figlia

lunedì 2 luglio 2018

29 giugno 2018 Dedicata a i 100 morti in mare, morti affogati in attesa di una nave che li salvasse.



Se fosse tuo figlio
riempiresti il mare di navi 
di qualsiasi bandiera.

Vorresti che tutte insieme 
a milioni 
facessero da ponte 
per farlo passare.

Premuroso, 
non lo lasceresti mai da solo
faresti ombra 
per non far bruciare i suoi occhi, 
lo copriresti 
per non farlo bagnare
dagli schizzi d'acqua salata.

Se fosse tuo figlio ti getteresti in mare, 
uccideresti il pescatore che non presta la barca, urleresti per chiedere aiuto, 
busseresti alle porte dei governi 
per rivendicare la vita.

Se fosse tuo figlio oggi saresti a lutto, 
odieresti il mondo, odieresti i porti 
pieni di navi attraccate.
Odieresti chi le tiene ferme e lontane
Da chi, nel frattempo
sostituisce le urla 
Con acqua di mare.

Se fosse tuo figlio li chiameresti
vigliacchi disumani, gli sputeresti addosso. 
Dovrebbero fermarti, tenerti, bloccarti
vorresti spaccargli la faccia, 
annegarli tutti nello stesso mare.

Ma stai tranquillo, nella tua tiepida casa
non è tuo figlio, non è tuo figlio. 
Puoi dormire tranquillo
E sopratutto sicuro. 
Non è tuo figlio.

È solo un figlio dell'umanitá perduta,
dell'umanità sporca, che non fa rumore.

Non è tuo figlio, non è tuo figlio. 
Dormi tranquillo, certamente 
non è il tuo.

(Sergio Guttilla) 
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