lunedì 29 giugno 2015

A Eloy Sánchez Rosillo.




È bella questa notte d’estate,
anche se non più bella
di una qualsiasi altra notte d’estate.
È bella questa notte in cui sono solo,
e fumo, e ho lasciato
in penombra la casa mentre suona
dolce e triste un blues,
un blues triste e dolce come tanti altri.
Nulla in me, né nella notte, né nella musica,
si direbbe speciale, eppure
c’è qualcosa di molto profondo nelle cose
che sembrano semplici:
una sconosciuta grandezza che non riesce
ad essere esaltazione, tragedia, pace,
ma che è tutto questo, ed è anche
un sentire nettamente
che affinché ciò succedesse è stato necessario
lasciare scorrere questi anni, accumulare ricordi,
avere ottenuto
e avere perso tante cose.
Perché questo piano suoni così,
per tremare così con questa musica,
è stato necessario
riempirla a poco a poco
di bellezza e di dolore, riempirla
con la nostra stessa vita, perché assomigli
alla nostra stessa vita, e suoni in questo modo:
così insignificante
e così grande, così triste, così bella.
§ Vicente Gallego, "Modi di ascoltare un blues". §

lunedì 22 giugno 2015

La dimora




C’è
un universo
nella mia dimora
liberato
dal male
di una umanità
in frantumi.
E’ lì
che inseguo
le stelle
per non cadere
in fondo
al silenzio
della mia anima.
E’ lì
che non dissipo
con le rinunce
tutti
i miei sogni.
E’ lì
che ritrovo
limpido il cielo
come acqua.
Domani
sui vetri troverò
i fiori di brina.
(Angela)

sabato 20 giugno 2015

Amo te


Amo in te
l'avventura della nave che va verso il polo
amo in te
l'audacia dei giocatori delle grandi scoperte
amo in te le cose lontane
amo in te l'impossibile
entro nei tuoi occhi come in un bosco
pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore
per mordere nella tua carne
amo in te l'impossibile
ma non la disperazione.

NAZIM HIKMET

lunedì 15 giugno 2015

Benedizione gaelica


Che tu possa avere dei muri per il vento,
un tetto per la pioggia,
una tazza di the davanti al fuoco,
risate per rallegrarti, quelli che ami accanto,
e tutto ciò che il tuo cuore desidera

giovedì 14 maggio 2015

LA MIA LUNGA STRADA VERSO IL PERDONO

Infinito

Perdonare? Ma come faccio? In testa mi gira la frase di Primo Levi: “si muore per un sì e per un no!”. Mi sento in colpa perché sono sopravvissuta! Mi guardo in giro e vedo solo morte e sofferenza. Qualcuno mi chiede aiuto: “ti prego, dammi un po’ acqua!”. Mi faccio coraggio, mi alzo e inizio ad aiutare. Mi guardo intorno e mi rendo conto del numero dei morti e della quantità di sangue che scorre; mi gira la testa e mi devo sedere.
No, non può essere vero! Invece sì, sto vivendo un incubo… reale.
Quelle ore passate nel parcheggio dell’ultimo piano del Centro Commerciale Westgate, a Nairobi, sono state le più drammatiche della mia vita. Forse, in altri post, riuscirò a scrivere di più su come ho trascorso quei momenti.
Adesso, mi preme raccontare come, alla fine, sia riuscita a scegliere la strada del perdono, un lungo percorso con alti e bassi, ma che alla fine porta alla pace interiore: ne sono convinta.
Forse, non posso dire d’aver raggiunto la pace interiore, ma sicuramente posso dire di essere in pace.
L’odio e il risentimento sono pesanti da portare sulle spalle e io ho una missione più grande: vivere. Gustare la vita nella sua dolcezza e nella sua amarezza. Accettare, perdonare e andare avanti. Non voglio trasmettere odio e sentimenti di vendetta alle generazioni future: voglio insegnare alle mie figlie il perdono e il rispetto per la vita e la dignità umana.
Ho scelto di parlare del mio dolore pubblicamente, anche perché noi Somali tendiamo sovente a non parlare di queste cose. “È destino, doveva andare così! “Vai avanti e sii forte”, ti ripetono. Sono forte e vado avanti, ma penso che raccontare la propria sofferenza e, soprattutto, che cosa questa esperienza dolorosa mi ha insegnato, sia un grosso dovere, oltre che un segno di coraggio.
Non mi lamento, ma voglio condividere, compartecipare.
Penso che condividere il proprio dolore, cosa che accomuna molti somali, possa essere una strada importante per riconciliazione. Sì, perché noi somali, anche se non vogliamo riconoscerlo, conserviamo purtroppo tutti profonde sofferenze in comune: in questi anni, ciascuno di noi ha visto morire i propri cari e la guerra ci ha lasciato ferite fisiche ed emotive difficili da rimarginare.
È il momento di condividere, parlare e perdonarsi. Spezziamo la catena della vendetta e del risentimento, di cui siamo stati, per troppi anni, prigionieri. È il momento di cominciare a camminare insieme verso la liberazione più profonda, quella dell’anima.
Mariam Yassin

giovedì 7 maggio 2015

Erich Fromm e l'amore





L'amore non è soltanto una relazione con una particolare persona: è un'attitudine, un orientamento di carattere che determina i rapporti di una persona col mondo, non verso un oggetto d'amore.
Se una persona ama solo un'altra persona ed è indifferente nei confronti dei suoi simili, il suo non è amore, ma un attaccamento simbiotico.
La maggior parte della gente crede che l'amore sia costituito dall'oggetto, non dalla facoltà di amare, ma l'amore è un'attività, un potere dell'anima.
Erich Fromm

mercoledì 6 maggio 2015

Conosci te stesso



Il "conosci te stesso" resta uno dei comandamenti fondamentali, che mirano a creare la base della forza e della felicità dell'uomo.

Erich Fromm